| Celle fotovoltaiche organiche |
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Il campo delle celle solari organiche comprende tutti quei dispositivi la cui parte fotoattiva è basata sui composti organici del carbonio. La struttura base di una cella organica è semplice: essa è detta "a sandwich" ed è composta da un substrato, generalmente vetro ma anche plastica flessibile, e da una o più sottilissime pellicole, che contengono i materiali fotoattivi, frapposte tra due elettrodi conduttivi (vedere Figura 1). Le celle organiche più efficienti, ispirandosi al processo di fotosintesi clorofilliana, utilizzano una miscela di materiali in cui un pigmento assorbe la radiazione solare e gli altri componenti estraggono la carica per produrre elettricità. La gamma di pigmenti che possono essere impiegati include quelli a base vegetale, come le antocianine derivate dai frutti di bosco, i polimeri e le molecole sintetizzate in modo da massimizzare l'assorbimento dello spettro solare.
La gamma di celle solari organiche è ampia e si trova in diversi stadi
di ricerca e di maturazione tecnologica e comprende, in sintesi, le
celle “dye sensitized” (la cui parte fotoelettricamente attiva è
costituita da un pigmento, da ossido di titanio e da un elettrolita),
organiche (la cui parte attiva è totalmente organica o polimerica),
ibride organico/inorganico e ibride biologico. In queste ultime, allo
scopo di permettere l'utilizzazione di materiali biologici in
dispositivi optoeletronici pratici, la
ricerca punta a stabilizzare tali materiali, attraverso per esempio
particolari surfactanti, e anche ad aumentare l'efficienza
d'assorbimento della cella stessa (oggi le efficienze si avvicinano
all’1%).
Questo tipo di cella è particolarmente interessante per la
bio-compatibilità del materiale fotoattivo (la gamma utilizzabile va
dalle antocianine fino a veri e propri complessi proteici fotosintetici
estratti, per esempio, dalle foglie di spinaci) e per applicazioni dove
questo aspetto è vantaggioso e desiderabile. Infatti un'altra
componente importante che viene utilizzata frequentemente nella cella
solare, per estrarre la carica generata nel pigmento dopo
l'assorbimento della luce, è una pasta di ossido di titanio: un
ingrediente comune e certamente eco-compatibile che si trova in
innumerevoli prodotti, come dentifrici, vernici idrosolubili per
interni e creme solari. L'ambizione della ricerca in questo tipo di
cella è difatti proprio quella di sviluppare una cella solare
all'insegna della bio-eco-compatibilità.
Le celle dye sensitized attualmente più vicine ad una maturazione
tecnologica, e quindi ad uno sfruttamento commerciale per applicazione
su larghe aree, sono quelle in cui il pigmento è stato sintetizzato
attraverso i processi della chimica organica, anche dopo complessi
studi di simulazione teorica, con lo scopo di aumentarne il più
possibile la fotostabilità e l'assorbimento totale dello spettro
solare. Efficienze massime del 10%-12% e tempi di vita di vari anni,
valori comunque in costante aumento, sono stati misurati in laboratorio
per questo tipo di cella.
Le celle fotovoltaiche invece completamente polimeriche sono
recentemente arrivate al 4%-5% di efficienza massima. Per aumentarne
ancora l'efficienza e specialmente il tempo di vita, rendendole quindi
appetibili per applicazioni in cui la durata è importante, sono in atto
grossi sforzi di ricerca e sviluppo, comprese nuove tecniche raffinate
di incapsulamento del dispositivo e strategie quali l’introduzione di
nano-cristalli inorganici nella matrice polimerica. Questo tipo di
cella è molto interessante in quanto le tecniche di fabbricazione sono
le più semplici da attuare e quindi con costi di produzione ancor più
ridotti.
Infatti, il grosso vantaggio dei materiali fotovoltaici organici o
ibridi in generale risiede nel fatto che questi possono essere
depositati, su larghe aree e a costi molto ridotti, in soluzione
liquida come veri e propri inchiostri o paste. È possibile quindi usare
metodi tipici dell’industria della stampa e applicarli nel campo del
solare organico, eliminando così gli alti costi di materiale e di
processo tipici dell’industria a semiconduttore in cui la purezza e le
alte temperature richieste per la liquefazione, cristallizzazione e
drogaggio del silicio provocano dispendio energetico ed economico e
causano inoltre scarichi nocivi per l’ambiente.
I materiali organici o ibridi, invece, una volta depositati assumono la
forma di vere e proprie pellicole, che sono da qualche decina di volte
fino ad oltre mille volte più sottili dei wafer in silicio. I materiali
sono anche compatibili con film o rotoli di plastica e depositabili su
substrati trasparenti flessibili con sensibili vantaggi nei costi,
trasporto, risparmio di materiale e facilità d'installazione.
Il programma tecnico d'innovazione nella costruzione del pannello è
quello quindi di utilizzare, alcune tecniche a scansione a basso costo,
quale per esempio l’ink jet printing (i.e. stampa a getto di inchiostro
) e lo screen printing (tecnica simile alla serigrafia). Nella
costruzione delle celle verranno anche utilizzati nuovi contatti
multistrato per aumentare la tensione e l’efficienza della cella.
I nuovi materiali e le nuove tecniche di fabbricazione previste
presentano vantaggi notevoli. Innanzitutto sono processi additivi:
cioè, solo il materiale che serve viene depositato, con risparmi in
materiale di oltre il 90% rispetto ai metodi ordinari, riducendo così
ulteriormente l'impatto ambientale. Inoltre, questi inchiostri sono sia
utilizzabili su substrati di vetro rigidi, sia compatibili con metodi
di produzione a nastro o a rullo, con ulteriore abbassamento di costi.
Infine, i processi di fabbricazione da impiegare sono facilmente
estensibili alla produzione di pannelli su larghe aree e su substrati
flessibili o film di plastica. In futuro, attraverso anche lo sviluppo
di tecniche di incapsulamento efficaci per substrati flessibili, ciò
può aprire una vasta serie di nuove possibilità di integrazione, di
applicazioni e di mercati (immaginate un futuro in cui si possano
rivestire, con delle pellicole fotovoltaiche, una gran varietà di
superfici rendendole produttrici di energia al contatto con la luce).
Si prevede che lo sviluppo dei vantaggi esposti in questo dossier
e dei miglioramenti in efficienza e tempi di vita, attuabili nei
prossimi anni, e necessari per rendere il fotovoltaico organico
commerciabile, possano portare il costo del fotovoltaico dai circa 6-12
€/Wp dei pannelli in silicio odierni a circa 2 €/Wp o meno, rendendo
finalmente competitivo il fotovoltaico con le fonti di energia odierne.
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